Governo: Rinviata Iva e Imu, Ma Super Tassa su E-Cig e Aumentati Acconti Su IRPEF, IRAP e IRES

Governo: Rinviata Iva e Imu, Ma Super Tassa su E-Cig e Aumentati Acconti Su IRPEF, IRAP e IRES

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Dopo il Consiglio dei Ministri di ieri, c’è da domandarsi se noi cittadini siamo dei pazzi o chi si trova oggi al governo. Verosimilmente siamo noi, se dopo questo appuntamento istituzionale nessuno ha appiccato fuoco e fiamme alle porte di Palazzo Chigi.
La ragione di questa presa di posizione è semplice e immediata: l’aumento dell’IVA dal 21 al 22% è stata semplicemente rinviata di tre mesi (1°ottobre 2013), idem con patate per l’IMU sulla prima casa Tutto questo sarà pagato indirettamente sempre da noi poveri e sciagurati cittadini: infatti questo slittamento sarà a carico dai fumatori di sigarette elettroniche e sostenuto con acconti su Irpef, Irap e Ires dovute per il 2013.
Per intenderci, lo Stato, anziché rallegrarsi per il comportamento virtuoso dei tanti cittadini, che hanno abbandonato la fantomatica “bionda”, causa di tumori e malattie cardiovascolari, per la sigaretta elettronica, non fa altro che aggredire questo settore; tra l’altro uno dei pochi in crescita nel nostro paese che da introito economico e sostegno a molti lavoratori e famiglie. Vi è inoltre un risparmio immediato per la sanità perché rinunciando alle sigarette tradizionali, tantissimi cittadini avranno dei vantaggi in termini di salute e non dovranno gravare sulla spesa sanitaria.
E’ in oltre immediatamente intuibile che tanti fumatori hanno rinunciato alle sigarette tradizionali per passare alle e-cig anche per motivi strettamente economici, visto che per molte famiglie è difficoltoso comprare il pane, figurarsi le sigarette. Dunque, aumentando a dismisura il prezzo delle e-cig verrebbe meno uno dei tanti vantaggi per i quali i fumatori si sono dimostrati disposti a smettere di fumare le sigarette tradizionali.
Sulla base delle bozze diffuse da diversi giornali quali il Sole 24 Ore, questa è stata la folle risposta del governo che andrà a costituire il prossimo decreto legge: «I prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonché i dispostivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo, sono assoggettati ad imposta di consumo nella misura pari al 58,5 per cento del prezzo di vendita al pubblico».
Per ritornare al tema degli acconti Irpef per il periodo d’imposta relativa all’anno in corso questa è stata fissata al 100%, poco male giacché ormai aveva raggiunto l’importo record, fino a ora, del 99%.
L’acconto IRES è stato aumentato dal 100 al 101%.
Per fortuna Enrico Letta, nel suo strampalato discorso d’insediamento, aveva promesso l’abbattimento delle tasse. Cosa mai avremmo dovuto aspettarci se avesse ventilato la possibilità di aumentare le tasse anziché diminuirle?
Probabilmente la colpa di tutto questo è solo ed esclusivamente nostra, se finora abbiamo permesso a questi incapaci di amministrarci per anni. Era ovvio, e perfettamente prevedibile, supporre che non sarebbero i guai non sarebbero stati risolti dalle stesse persone che li avevano causati

IL NOSTRO COMMENTO: Da tutto  ciò si evince che sono sempre “i soliti fessi a pagare”. Cambiano i suonatori ma la musica è sempre la stessa. E’ proprio vero il detto: “…quelli che vengono dopo sono peggiori di quelli di prima” I cittadini ed i sindacati  per un fatto del genere avrebbero dovuto mettere l’Italia a soqquadro. Nessuno fa niente. Il M5S che fa? SEL che fa? Niente! Continui pure On.le Letta visto che gli Italiani ed i partiti di opposizione fanno solo saliva. Questo è il Suo momento On.le Letta! Chissà quanto pagheremo per farla stare 18 mesi! Ci faccia almeno uno sconto! (Ad maiora:EL CAPRO)

 

Si sta per chiudere l’epoca del Berlusconismo. Le comiche del voto di fiducia.

Si sta per chiudere l’epoca  del Berlusconismo. Le comiche del voto di fiducia.

Powered by Amin – La pigna – 06-10-2013

Abbiamo voluto dare questo titolo al Ns articolo al posto di: “Si è chiusa l’epoca del Berlusconismo”  perché con Berlusconi non esistono certezze assolute. Francamente mentre scriviamo queste note ci sembra che ci sia qualcosa sotto che ci sfugga. Qualcosa che non appare ma che esiste.

Ci chiediamo sgomenti come possono essere accaduti nel volgere di pochi giorni avvenimenti che impiegherebbero mesi se, non addirittura anni, per realizzarsi. Pensateci un attimo! In meno di un mese si è frantumato un Partito che era al Governo  che si chiamava PDL. Cerchiamo di capirci qualcosa. Tutto è accaduto per quella maledetta o benedetta (Per Noi) sentenza della Cassazione che ha condannato in via definitiva  Berlusconi a quattro anni  per frode fiscale annullando  la condanna della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per violazione dell’art. 12 dlgs. 10 marzo 2000 e disponendo di  trasmettersi gli atti ad altra sezione per rideterminare la pena accessoria nei limiti temporali citati dall’art. 12. Vediamo cosa è successo nell’aula della Giunta per le elezioni al Senato. In data 4 ottobre 2013 La Giunta per le elezioni del Senato ha votato a maggioranza la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore a seguito della condanna definitiva per frode fiscale. L’annuncio è stato dato dal Presidente Dario Stefàno attorno alle 16,30, dopo una camera di consiglio di oltre cinque ore. La parola ora passerà all’Aula di Palazzo Madama che dovrà ratificare la proposta. La seduta pubblica, prima della camera di consiglio, era durata meno di un’ora. Le forze politiche si erano presentate all’appuntamento fortemente divise. Il PDL ha fatto quadrato attorno al proprio leader  sostenendo la non applicabilità della legge Severino sulla non eleggibilità dei condannati, perché al momento in cui fu commesso il reato quelle norme non erano ancora in vigore. Il centrosinistra, Scelta Civica , Sel e il Movimento 5 Stelle hanno invece ritenuto la norma applicabile al caso di specie ed  hanno votato per la decadenza. Questa votazione è molto probabile che segnerà la fine dell’epoca nefasta del Berlusconismo. La vera battaglia, però, sarà quella che dovrà avvenire in Senato fra una ventina di giorni per la ratifica della delibera della Giunta per le elezioni relativa alla decadenza da Senatore del Cavaliere. Lì potrà succedere di tutto, specie, se si voterà a scrutinio segreto. I franchi tiratori in Italia non mancano mai.

Ma, andiamo avanti! Non c’è dubbio che la sentenza della Cassazione abbia prodotto nella psiche del Cavaliere uno stato di grande tensione e di ansia. Afferma il Cavaliere stesso di non aver chiuso occhio per ben 55 giorni. Ecco! Questa è un’altra delle sue trovate! Tipo quella di Ruby  che sarebbe la nipote di Mubarak! Ma chi lo crede! Evidentemente non si rende conto delle cose che dice! Ora i Centri più accreditati per la diagnosi e cura delle malattie del sonno – che chiunque può consultare su Internet – parlano di non più di 8/10 giorni senza dormire poi scattano dei meccanismi automatici di compenso, come l’esigenza di recuperare qualche ora anche con brevi sonnellini durante il giorno”. Allora! Che cazzo racconta a fare queste balle?? E poi,  chi se ne fotte se Lui non ha dormito per 55 giorni! Ma a parte queste banalità raccontate dal Cavaliere “solo per gli allocchi”, la cosa rilevante è che con le sue contraddizioni è riuscito (Per nostra fortuna!) a polverizzare un partito che è ben difficile si possa ricomporre. Ha dato lo spunto a quelli che erano con un piede fuori di andarsene insalutati ospiti. Chiariamo meglio questo concetto. Nel PDL – come del resto anche in altri partiti – PD insegna – si erano create due grosse correnti di pensiero (Si fa per dire, ovviamente! ) quella dei “Falchi” con Brunetta, Santanchè, Bondi, Verdini, Biancofiore, Gelmini ecc…) che volevano a tutti i costi uscire dal Governo Letta sfiduciandolo e punendolo perché nel PD si ostinavano a non sostenere e votar a favore della decadenza di  Berlusconi, loro alleato, in seno alla Giunta per le elezioni del Senato.  Le “Colombe” di cui fanno parte (Lupi, Alfano, Cicchitto, Quagliarello, Formigoni, ecc..) vogliono rimanere al Governo malgrado l’arresto di Berlusconi. Contestano i Falchi e li ritengono responsabili di aver di fatto indotto il Cavaliere a prendere delle decisioni avventate di ritiro dei Ministri dal Governo. Cosa che il Cavaliere – più portato per Sua natura ad essere impulsivo –  ha condiviso chiedendo formalmente ai Ministri del PDL di rassegnare le dimissioni dal Governo Letta. Dopo questa grave decisione adottata qualche giorno prima della votazione sulla fiducia e proprio quando il Premier Letta si trovava all’ONU sbandierando che la politica del Governo è puntare alla crescita e raggiungere stabilità politica per far abbassare il tasso di interesse dal 4,5%  al  2%” entro il prossimo anno, gli è arrivata questa grossa tegola in testa del ritiro dei Ministri da parte di Berlusconi Silvio.  A nostro avviso il Cavaliere è scivolato in una grossa  buccia di banana e non si capisce bene se di sua spontanea volontà o perché qualcuno gliela ha messa sotto i piedi. Noi propendiamo più per la seconda ipotesi. Apriti cielo! Quello che è successo dopo l’infausta decisione del Cavaliere di ritirare i Ministri dal Governo. Mancava poco che nel PDL venissero alle mani. I “Falchi” volevano annientare le “Colombe” e le Colombe volevano spennare i Falchi. Insomma lo share dei Talck- Show delle TV aveva raggiunto livelli astrali. A seguito di questa grossa baruffa il PDL si è spaccato in due tronconi: Falchi e Colombe. Le Colombe questa volta hanno dimostrato di avere avuto quel poco più di “palle” che gli sono mancate  per tanti anni di servilismo al Gran Capo  e si sono posti di traverso nei confronti del dictat del Cavaliere. Non ne hanno voluto sapere a cominciare da Alfano  ed a finire a Cicchitto con il seguito di Giovanardi, Formigoni ecc.. Si sono costituiti in gruppi uscendo dal PDL ( ora FI) ed hanno fatto sapere al Cavaliere che loro, da questo momento, saranno “diversamente Berlusconiani”  appoggeranno, in ogni caso e comunque il Governo Letta ed usciranno fuori dal Partito salvo che il Cavaliere non allontani i Falchi dal PDL. A questo punto Letta poteva contare già di una maggioranza sufficiente a farlo stare a galla. I voti del Cavaliere, a conti fatti,  erano considerati solo “aggiuntivi”. Questa dura presa di posizione delle Colombe certamente il Cavaliere non l’aveva prevista, abituato com’era ad essere obbedito ciecamente. La conseguenza di tutto questo è stata quella che il PDL ha perduto la sua connotazione unitaria e non è più rilevante dal punto di vista dei voti al Senato. Conseguentemente anche  i suoi amici in seno al PD (che ne ha molti!  ) non sanno più a chi fare riferimento. Allora questa nuova Forza Italia, nata e voluta soprattutto da Berlusconi,  che fine farà? Mentre così non è per le Colombe. Infatti, Cicchitto, Formigoni, Alfano e l’ala ministerialista del Pdl, stanno organizzando nuovi gruppi parlamentari dove confluiranno in appoggio a Letta. A questo punto i Falchi dove voleranno? Solo Dio lo sa. Ma cosa è successo il 3 Ottobre 2013 giorno della votazione della fiducia al Governo Letta? Berlusconi che qualche giorno prima (ora prima) aveva fatto dimettere i propri Ministri dal Governo – con un sorprendete voltafaccia  – lascia tutti allibiti – maggioranza compresa – e vota la fiducia al Governo Letta sputtanando e sbugiardando i propri Ministri che avevano rassegnato poco prima le dimissioni dal Governo. Guarda Ns filmato (Clicca Qui)  Ditemi Voi se quest’uomo sarà mai più credibile? Si è sputtanato con le sue stesse mani. Ma Noi lo abbiamo sempre detto e scritto. Chi è il peggior nemico di Berlusconi? Risposta: LA SUA BOCCA. Tutto questo è molto probabile che segnerà il passaggio della seconda Repubblica a qualche cosa che senza dubbio verrà fuori.

Legge di stabilità: se cade Letta sarà light. Dite addio alle misure per lo sviluppo

Legge di stabilità: se cade Letta sarà light. Dite addio alle misure per lo sviluppo

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 di Marta Panicucci – 01 Oct 2013 – 12:49

Il voto di fiducia di domani, che segnerà la fine dal governo Letta oppure la sua rinascita su una nuova maggioranza, ha un’importanza fondamentale. Dalla stabilità politica italiana dipende non solo la visione internazionale dal paese, macchiata sia nella dignità di nazione, sia come paese su cui avere fiducia per gli investimenti, ma molto altro.

Nel mese di ottobre infatti il governo deve redigere la vecchia finanziaria, ovvero la legge di stabilità. Questa nelle intenzioni del governo Letta dovrebbe imprimere un’accelerazione sulla strada dello sviluppo, incentivando le aziende ad assumere giovani, donne e lavoratori in difficoltà. La caduta del governo Letta invece provocherebbe, oltre alla perdita di fiducia agli occhi dei mercati internazionali con conseguente aumento dello spread, anche la riduzione della legge di stabilità ad una versione light.

Addio quindi alle misure per lo sviluppo e la crescita. Sarebbe una legge di stabilità privata delle norme fondamentali per il rilancio del paese. Senza un governo il Parlamento potrebbe approvare solo una legge di stabilità tabellare, solo per assicurare Bruxelles che i conti del paese sono ancora in regola.

La manovrina

Una manovrina sarà comunque necessaria per rientrare sotto il tetto del rapporto deficit-pil al 3% e rassicurare Bruxelles sulla tenuta dei conti italiani. Di questo il premier, il Ministro dell’economia hanno parlato nel consiglio dei ministri di venerdì scorso quando Berlusconi non aveva ancora, di fatto, aperto la crisi di governo ordinando ai suoi di dimettersi.

La manovrina per assicurare l’Italia sotto il 3% sarebbe soltanto dello 0,1% ovvero 1,6 miliardi di euro. Il governo Letta aveva già previsto, per il reperimento di tale cifra, la dismissione di immobili pubblici e tagli di spesa per le missioni di alcuni ministeri.

A questo si aggiungono le coperture finanziarie necessarie per lo scioglimento dei nodi che il governo si porta dietro da mesi, la cui risoluzione è stata rimandata in sede di legge di stabilità. Tra questi i finanziamenti per la Cig, per le missioni di pace i cui finanziamenti sono scaduti ieri, 30 settembre, risorse per sovvenzionare la social card e i soldi per cancellare la seconda rata IMU.

Fiducia a Letta: la legge di stabilità per lo sviluppo

Nel caso in cui il governo Letta incassasse la fiducia del parlamento le norme a favore dello sviluppo e della ripresa economica del paese sarebbero già in cantiere. Ieri sera a Palazzo Chigi e poi al Ministero dell’Economia si è cercato di prevedere l’impatto che le varie norme applicabili potrebbero avere sull’economia reale del paese.

Il taglio del cuneo fiscale, ovvero la riduzione del costo del lavoro sono centro focale della legge di stabilità pensata dal governo Letta. A confermarlo anche il Ministro del lavoro Giovannini:

La riduzione del costo del lavoro – ha ricordato – è già stata indicata dal premier come elemento qualificante delle legge di stabilità e riteniamo che si possa farla senza mettere a rischio il rapporto deficit-Pil. Abbiamo i margini da usare per consentire alle imprese di recuperare la competitività e ai lavoratori di avere un dividendo

Da aggiungere al taglio del cuneo fiscale il governo starebbe pensando anche a misure di sgravio per i lavoratori e per le imprese disposte ad assumere. Questo potrebbe essere possibile grazie l’aumento delle deduzioni Irap o con il taglio del peso dei contributi Inail.

Continua Giovannini:

Puntiamo in modo specifico a premiare le imprese che fanno crescere l’occupazione e l’economia, affilando quindi la mira degli interventi per una riduzione selettiva del cuneo fiscale, senza procedere con una distribuzione a pioggia dei fondi di un intervento selettivo o ad ampio raggio

IL NOSTRO COMMENTO: Grazie Cavaliere per questo bel regalo! (La Pigna)

Servizio Pubblico – Puntata Uno: “La Politica Sporca” (26.09.2013)

Servizio Pubblico – Puntata Uno: “La Politica Sporca” (26.09.2013)

Fonte: DiBaRocks

Pubblicato in data 27/set/2013

La pagina facebook di Bacheca Clandestina: http://www.facebook.com/bachecaclande…

Ospite della puntata sarà Sergio De Gregorio; l’ex parlamentare dell’Italia dei Valori ha in passato confessato ai magistrati di aver ricevuto 2 milioni di euro in nero dal Pdl per sabotare il governo Prodi nel 2008.
Oltre che della presunta compravendita dei senatori che avrebbe fatto cadere l’esecutivo di centrosinistra per volontà del Cavaliere, nel corso del dibattito De Gregorio racconterà anche dell’azione da lui esercitata sul governo di Hong Kong per conto di Berlusconi, per bloccare le inchieste della magistratura italiana sui fondi neri.
(www.polisblog.it)

La lista nera di Berlusconi: ecco chi non vuole con sé

La lista nera di Berlusconi: ecco chi non vuole con sé

Fonte e Link: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1130991/La-lista-nera-di-Berlusconi–ecco-chi-non-vuole-con-se.html

Fabrizio Cicchitto, Mara Carfagna, gli ex An. Ogni giorno che passa Silvio Berlusconi aggiunge un nome alla sua personalissima lista nera, l’elenco cioè di chi il Cavaliere non porterà con sé nel movimento/lista che metterà una pietra tombale sul Pdl. Giovedì, forse, l’ex premier lascerà la presidenza del partito che ha fondato nel 2008 e inizierà una nuova avventura. “Bisogna cambiare tutto”, ha confermato a La telefonata di Maurizio Belpietro, lunedì mattina. Ecco come, e sopratuttto da chi il Cav vuole ripartire.

Rottura con Alfano ed ex An – La parola d’ordine di “Forza Italia 2.0”, com’è stato ribattezzato il nuovo corso, è “stupire tutti”. Berlusconi vuole con sé nomi e facce nuove, imprenditori, manager, gente che finora non ha mai fatto politica e che non la vuole trasformare in carriera. Ci sarà spazio anche per pochi, scelti fedelissimi. Da prendere nel Pdl, naturalmente. Tra questi al 99% non ci sarà il segretario Angelino Alfano. Tra lui e il Cav è gelo. Il primo vuole tenere in vita il partito a tutti i costi, passando per le primarie. Il secondo le primarie così pensate e organizzate le considera una buffonata e non ha affatto gradito l’avvicinamento del suo delfino Angelino agli ex An. Ecco, Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri sono altre due persone che difficilmente vedremo più accanto all’ex premier. Così come Giorgia Meloni: giovane e gradita agli elettori del Pdl, ma troppo vicina alla storia della destra italiana e grandissima sostenitrice delle primarie. Qualcosa, con Berlusconi, non quadra.

Dov’è la Carfagna? – Gli ex An, ha confidato Silvio ai suoi, “sono il vecchio che avanza, vadano dove vogliono”. Ma ce n’è anche per un collaboratore della prima ora, l’ex socialista Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera e tra i protagonisti di Forza Italia. Il vecchio Cicchitto, stimato da tanti nel partito per l’esperienza e la cultura, è entrato in contasto con il leader per qualche parola di troppo sulle primarie (difese e sostenute) e su Sandro Bondi (assai critico con Alfano e gli ex An, mentre Cicchitto ha fatto blocco con la nomenklatura). Rischia anche il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello (piace al Cav ma si sta dimostrando troppo filo-Alfano) mentre nella cerchia degli “importabili” per ora non ci sono, un po’ a sorpresa, i giovani Franco Frattini e Mara Carfagna. Troppo vicino a Montezemolo il primo, troppo vicina a La Russa e Gasparri la seconda. Restano vicinissimi a Berlusconi la pasionaria Daniela Santanchè, Mariastella Gelmini, Paolo Romani. Di Guido Crosetto, tra i più autonomi e graditi alla base, per ora non c’è traccia.

IL NOSTRO COMMENTO: Guarda! Guarda! Il PDL si spacca! Questa si che è una bella notizia da pubblicare ! E l’abbiamo fatto! Come! Alfano che era il “Delfino” del Cavaliere che lo ha “servito” fedelmente per tanto tempo ora si deve sentire dire dal Cavaliere: “Il PDL se lo può tenere Angelino….” Certo, la riconoscenza non è di questa terra! Stessa sorte per Mara Carfagna, Cicchitto, Frattini, Quagliarello, Gasparri, La Russa. Tutti amici del Cavaliere. Ma che succede? E’ incredibile. Non ci credo! C’è qualcosa sotto! Se conosco bene il Cavaliere è solo questione di tempo. Qualcosa bolle in pentola! Staremo a vedere!   Li seguiremo. Bell’articolo Direttore Bel Pietro! (La Pigna)

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